IL LUPANARE
E' stato riaperto al pubblico il Lupanare (VII, 12, 18),
uno degli edifici pompeiani più conosciuti, oggetto del primo
vero intervento di restauro complessivo, durato circa un anno, che ha
interessato le strutture architettoniche in una prima fase, e, successivamente,
gli apparati decorativi.
Il restauro è stato
realizzato dalla Soprintendenza archeologica di Pompei con fondi erogati
dalla Compagnia San Paolo di Torino nell´ambito del Progetto
Attice che prevede il restauro e la messa in sicurezza dell´intera area.
Il Lupanare, da lupa che in latino significa
prostituta, era il più importante dei numerosi bordelli di Pompei,
l'unico costruito con questa precisa finalità. Gli altri erano infatti di una
sola stanzetta, spesso ricavata al piano superiore di una bottega.
Il Lupanare è un piccolo edificio ubicato agli
incrocio di due strade secondarie: esso è costituito da un piano terra e un
primo piano collegati da una stretta rampa di scale. Era destinato, al piano
terra, alle frequentazione di
schiavi o dei classi più modeste e ciò si risente nella povertà del
costruzione anche se il poco spazio è organizzato con grande razionalità.
Il piano terra presenta due ingressi, un corridoio di
disimpegno e cinque stanzette con letto e capezzale in muratura, chiuse da
porte di legno, mentre sul fondo è ubicato una latrina.
I letti in muratura venivano coperti da un materasso. Al
pareti sono visibili quadretti dipinti, raffiguranti diverse posizioni
erotiche.
Al piano superiore si
accede da un ingresso indipendente e attraverso una scala che termina su un balcone
pensile si accede alle diverse stanze.
Queste, più ampie e con maggiore decoro erano
riservate ad una clientela di rango più elevato.
La costruzione dell´edificio risale agli
ultimi periodi della città: in una cella l'intonaco fresco ha catturato
l'impronta di una moneta del 72 d.C.
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